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L'ERA DEL MENTALISMO

Fino agli anni 70 e primi anni '80 un vero e proprio mentalista in Italia non c'era, c'erano maghi che facevano anche del mentalismo, oppure personaggi che si spacciavano per "paragnosti" ma ben lontani dall'essere definiti "mentalisti".
In America invece questo genere magico era già abbastanza diffuso, ricordiamo Theodore Annemann, che può essere considerato il padre del moderno mentalismo e che già negli anni '30 e '40 era un personaggio molto famoso. Più tardi Orson Welles, Max Maven ed Eugene Burger davano dei contorni ancor più precisi a questo genere di magia.
In Italia i mentalisti puri, ovvero coloro che eseguivano solo ed esclusivamente questo tipo di magia erano pochissimi e quasi tutti "in embrione", come il bravo Wolf Waldbauer, oggi divenuto un riferimento per molti.
Oggi il quadro è radicalmente cambiato, su due appassionati di magia, uno di loro diventa mentalista. Perché? Forse perché la gente è oggi più portata a dare credito a questo tipo di magia, vede ancora in essa qualcosa di misterioso e "paranormale", mentre la magia classica è vista più come una sorta di virtuosismo tecnico.
Di fatto vi sono oggi più mentalisti in Italia che idraulici.
Ogni tanto appare qualche volto nuovo, ma in effetti di vere novità sotto il profilo dell'effetto non ve ne sono quasi. I vecchi trucchi sono rimaneggiati e presentati con vesti diverse, ma nulla di veramente nuovo c'è all'orizzonte. Eppure questo genere trova sempre maggiori adepti.
E' anche vero che il mentalismo non richiede grande manualità, spesso i trucchi sono molto semplici e privi di difficoltà manipolatorie, il loro apprendimento è rapido e non richiede ore estenuanti di allenamento come la manipolazione e alcuni effetti di closeup.
Forse questi elementi spingono molti appassionati a dedicarsi a questo genere magico.
Basta conoscere alcuni effetti e saperli eseguire bene per essere mentalista? Sicuramente no.
Quello che rende davvero grande il mentalista è il suo personaggio, la sua credibilità nell'interpretare il suo ruolo, e qui "casca l'asino", infatti, molti mentalisti moderni, pur essendo tecnicamente preparati hanno questo grave "tallone d'Achille", ossia il proprio personaggio, spesso non all'altezza di ciò che vorrebbero essere.
Noi suggeriamo a chi volesse intraprendere questo genere magico, di lavorare soprattutto sul proprio personaggio, che non vuol solo dire abbigliarsi in maniera originale, occorre anche padroneggiare il linguaggio, modulare la propria voce, le pause, i tempi, in altre parole, il mentalista più di qualsiasi altro prestigiatore deve saper "recitare" il proprio ruolo e dimostrare di credere nel proprio personaggio per renderlo credibile al pubblico. Facile a dirsi ma assai difficile a farsi...



Autore: Arduino Puglielli
19/09/2014

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