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LUCA PACIOLI IL PRIMO

Non tutti sanno che grazie agli studi e alle ricerche del nostro compianto Presidente del Clam Vanni Bossi, fu fatta luce circa l'origine dei primi giochi matematici, da tempo attribuiti a Claude Gaspard Bachet de Méziriac, ma la storia di questi giochi dilettevoli coi numeri venne scritta qualche anno prima da Luca Pacioli nel "De Viribus Quantitatis", scritto intorno al 1498. Di tale opera rimane un'unica copia manoscritta nella Biblioteca universitaria di Bologna. Una prima parte dell'opera contiene una raccolta di giuochi matematici e problemi dilettevoli, più vasta della raccolta di Alcuino e di quelle contenute nei migliori libri di aritmetiea e algebra, manoscritti o stampati, del Rinascimento, e che trova riscontro nelle raccolte a stampa del Seicento di C.-G. Bachet de Méziriac (1612), J. Leurechon (1614), C. Mydorge (1630). La presenza in questa parte dei quadrati magici (v. magici, quadrati) mostra falsa l'asserzione che il primo quadrato magico, di cui si ha traccia in Occidente, sia quello che Albrecht Dürer incise nel 1514 nella sua Malinconia. La seconda parte del manoscritto risolve questioni geometriche elementari e giuochi di carattere fisico-matematico. La terza parte è occupata in gran parte da ricette e giuochi senza carattere scientifico.Pacioli era un matematico, nato a Borgo San Sepolcro intorno al 1445, morto certamente dopo il 1509. Il suo cognome si trova scritto sotto varie forme: Paciolo, Paciuolo, e gli scrittori contemporanei, o posteriori, lo chiamano spesso Luca di Borgo, o Fra Luca di Borgo. In Venezia ebbe a maestro un Domenico Bragadino, pubblico lettore di matematiche della Repubblica, che l'istruì nell'aritmetica e nell'algebra. Giovarono poi certamente ad aumentare le sue conoscenze matematiche i viaggi che egli compiva per conto del commerciante veneziano Antonio Rompiasi, che l'aveva al suo servizio. Nel 1470, istruendo i figli del Rompiasi, compilò il suo primo trattato matematico. Tra il 1470 ed il 1476 lasciò la mercatura per vestire l'abito francescano e dedicarsi all'insegnamento delle matematiche, che impartì in varie città d'Italia. Nel 1476 si trovava a Perugia, dove compose per gli allievi un trattato di algebra; nel 1481 scrisse a Zara un altro trattato; insegnò anche a Roma e a Napoli; a Milano fu, insieme con Leonardo da Vinci, agli stipendî di Ludovico Maria Sforza. Nel 1501-02 era iscritto fra i lettori dello Studio bolognese.
Pacioli affermava quanto fosse importante e fondamentale mantenere il segreto per la riuscita di un effetto magico, assumendo quindi le caratteristiche e il comportamento di un autentico prestigiatore. Molti dei giochi matematici venivano infatti presentati come esperimenti mentali, tra lettura del pensiero e divinazione.

Fonti e approfondimenti
Vanni Bossi, Antonietta Mira, Francesco Arlati, “Mate-magica”, Aboca, 2012
https://www.treccani.it/enciclopedia/luca-pacioli_(Enciclopedia-Italiana)/




Autore: Club Arte Magica
03/01/2023

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